20141207

RACCONTI di A. Cechov - Recensione di PEPPO PEDUZZI




Una premessa. Da giovane sono stato un lettore vorace, ho letto di tutto ma in particolare i cosiddetti “classici”, non tanto quelli greci e romani ma quelli della grande letteratura dell’Ottocento e del Novecento.
Ora, ormai vecchio, da un po’ di anni, li sto rileggendo e riscoprendo, con un’altra sensibilità. Se dovessi dare consigli di lettura direi di non dimenticarli, di non farsi spaventare dal numero di pagine, di andare sempre alla fine anche se a volte contengono pagine che ci sembrano noiose.
Cosa consiglierei? Innanzitutto la grande letteratura francese, da Hugo a Flaubert, da Balzac a Zola,
da Maupassant a Proust. Poi gli innovatori del Novecento, Joyce, Kafka, Beckett e Celine. Tra questi più di tutti in assoluto amo Kafka e Beckett, autori più spesso citati che letti. Poi tedeschi e austriaci, Mann, Musil e Joseph Roth (non Philip del quale ho letto solo un libro). Fra gli italiani Svevo, Calvino, Silone. Non direi imprescindibile Moravia che – riletto – mi ha deluso. Meglio Celati e Tabucchi. Poi la grande narrativa russa, da Gogol a Tolstoj passando da Dostoevskij e da Lermontov, ecc.
In questi giorni sto rileggendo i racconti di Cechov e li trovo ancora straordinari nella loro raffinata scrittura e negli insoliti contenuti. L’edizione che ho in casa (come quasi tutti i miei libri di narrativa) è un tascabile de “I grandi libri” di Garzanti, collana che da sola riempirebbe vent’anni di letture di classici a poco prezzo.
Naturalmente ci sono altre edizioni, con racconti singoli (quelli più lunghi) o altre raccolte di una produzione - quella cechoviana - abbastanza fitta e sempre di alta qualità di scrittura. La mia si intitola “I grandi racconti” e contiene la versione di Ercole Reggio e di Marussia Shkirmantova.
In copertina un bellissimo dipinto dal titolo “Disgelo” di Vassilijev Fedor Aleksandrovic che ci introduce perfettamente nel paesaggio russo e nelle sue atmosfere.
I racconti. Si comincia con “Contadini” che ci porta nei villaggi della Russia zarista, appena dopo la loro emancipazione dalla condizione di schiavi. Piccole abitazioni sporche affollate, il samovar sempre sulla stufa e le icone con un lume acceso in un angolo. Chagall è vicino.
Poi “La signora col cagnolino”, celebre novella sull’amore, sui tradimenti, con un finale non finale che lascia aperta la storia e a bocca aperta il lettore.
“La voglia di dormire” è un racconto breve: dopo aver descritto alcune vicende quotidiane si conclude con un’ esito inaspettato, drammaticamente freddo.
“Tre anni”, “Arianna”, e soprattutto”Il monaco nero” dove si passa da un tranquillo realismo ad elementi quasi surreali . Le allucinazioni prendono forma e travolgono i personaggi.
Indubbiamente il racconto che mi ha colpito di più è “La sala n.6” (alcuni traducono “La corsia n.6”) ambientata in un ospedale di provincia dove si descrivono le condizioni in cui versano i malati, specie quelli nel reparto psichiatrico. Un medico in crisi si confronta con un malato che sembra più saggio di tutti i non malati. All’interno della narrazione ampie disquisizioni filosofiche sull’umanità, su Dio, sulla giustizia, sui libri. Dice a un certo punto il presunto malato: “Perché, perchè mi avete curato? Con tutto il vostro bromuro e il riposo, e i bagni tiepidi e la vostra sorveglianza, e il vostro timore a ogni sorso e a ogni pasto, diventerò presto un idiota. Stavo per impazzire, avevo la mania della grandezza, ma almeno ero allegro, attivo, persino felice. Ero interessante e originale. Ora sono divenuto più ragionevole e più serio, ma in compenso sono come tutti gli altri, un essere ordinario, annoiato di vivere...Oh come siete stati crudeli con me! Avevo delle allucinazioni, ma a chi davo fastidio? Velo domando a chi davo fastidio?”. Sembra anticipare Freud e l’antipsichiatria.
Perfino il giovane Lenin scrisse alla sorella: “Quando ieri sera finii di leggere questo racconto, mi sentii stranamente sconvolto; non potei restare nella mia stanza; mi alzai ed uscii. Mi pareva di essere io stesso rinchiuso nella stanza n.6”.
Auguro a tutti una buona lettura. I racconti di Cechov sono una vera esperienza di grande letteratura.
Peppo

Riferimenti:
Racconti
Anton Cechov
Garzanti










Recensione di:
Peppo Peduzzi

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